Visite d'istruzione: non parliamo qui del valore didattico, che dipende in primis dalla serietà dei docenti e dall'effettiva integrazione nella programmazione disciplinare. Si tratta invece della dequalificazione del lavoro dei docenti chiamati ad accompagnare gli studenti nelle “gite”. Ci si chiede di vigilare (giorno e notte) e di assistere i ragazzi, affidatici dalle famiglie. Siamo chiamati a organizzare i dettagli e a fornire gli opportuni riferimenti culturali. Sono tutti compiti che ci assumiamo volentieri e con spirito di servizio (non riflettendo a fondo, forse, sulla portata della responsabilità civile che grava su di noi per comportamenti imprevedibili, legati a una possibile incoscienza giovanile).
Però è inaccettabile che il trattamento economico per la nostra opera, già inscrivibile a lettere di fuoco negli annali della taccagneria, venga ora del tutto cancellato, realizzando l'equazione: maggiore lavoro + responsabilità giuridiche = nessun riconoscimento (= tanto andate a divertirvi)!
Bisogna ribellarsi a questo stato di cose, che si inscrive in una strategia di lungo periodo, la quale parte da un presupposto odioso eppure diffuso, anche in forme non sotterranee: il lavoro dei docenti vale poco, non “produce”, ed è comodo, leggero – tanto più in gita scolastica... al punto che può non essere più retribuito nelle componenti accessorie.
Basta Gite!
Niente più diarie per gli accompagnatori? Grazie ministro, allora niente gite!
Cosa è successo?
Con il decreto legge n° 78 del 31 maggio 2010, dal titolo «misure urgenti in materia di stabilizzazione finanziaria e di competitività economica» sono abolite le diarie per i dipendenti pubblici in missione all'estero, quindi anche per i professori che accompagnano i ragazzi in gita all' estero (una sintesi della normativa precedente qui). Lo confermano le circolari diramate in tutta Italia dai vari uffici scolastici regionali.
«Così sarà più difficile convincere gli insegnanti a partecipare alle visite culturali», sospirano i presidi. Il provveditore lombardo Giuliana Pupazzoni ipotizza, non sappiamo con quanto realismo, che gli istituti possano trovare forme di sponsorizzazione, ma senza pesare sulle famiglie.
Ve li vedete gli sponsor per le gite?
D'accordo, siamo in tempi di ristrettezze economiche e di sacrifici (come se i veri sprechi fossero stati già eliminati!). Ma non retribuire il lavoro aggiuntivo, e le spese aggiuntive che questo comporta, è una palese ingiustizia.
«Così sarà più difficile convincere gli insegnanti a partecipare alle visite culturali», sospirano i presidi. Il provveditore lombardo Giuliana Pupazzoni ipotizza, non sappiamo con quanto realismo, che gli istituti possano trovare forme di sponsorizzazione, ma senza pesare sulle famiglie.
Ve li vedete gli sponsor per le gite?
D'accordo, siamo in tempi di ristrettezze economiche e di sacrifici (come se i veri sprechi fossero stati già eliminati!). Ma non retribuire il lavoro aggiuntivo, e le spese aggiuntive che questo comporta, è una palese ingiustizia.
Protestare? Come?
Il boicottaggio, cessando l'attività di accompagnamento in Italia e all'estero, è l'unico strumento efficace per far sentire democraticamente la nostra voce di protesta. Infatti, non lede i diritti di nessuno (le visite d'istruzione sono un'integrazione dell'attività didattica, non un obbligo né un “diritto acquisito”) e non comporta sacrifici esorbitanti, ma incide fortemente su di un settore dell'economia “produttiva” (il turismo scolastico), che avrà così qualche incentivo a far sentire anche la propria voce nei confronti di un governo ottuso, che ha mostrato un unico interesse concreto: quello di sforbiciare le risorse per l'istruzione pubblica.
È un'occasione storica, perché a differenza di tanti scioperi o pseudo-blocchi dell'attività docente, non si risolve autoreferenzialmente all'interno della categoria, ma “parla” all'esterno, toccando l'esperienza quotidiana di allievi, famiglie ed imprenditori del settore turistico. Certo, è paradossale che, sotto il profilo mediatico, la questione pesi di più rispetto alle problematiche della didattica e delle strutture scolastiche, ma è così: occorre cogliere la palla al balzo per far riflettere il Paese e la politica sulla nostra condizione.
Per questo è necessaria la più ampia condivisione, evitando il più possibile atteggiamenti individualistici, eccezioni, compromessi, magari con la scusa di non deludere i ragazzi. Del resto rimane aperta la possibilità delle visite di un giorno solo, normate (per ora) da un diverso trattamento che non è stato messo in discussione.
In caso contrario, muovendoci come sempre in ordine sparso, ci condanniamo da soli all'insignificanza perenne. E allora, chi è causa del suo mal...
È un'occasione storica, perché a differenza di tanti scioperi o pseudo-blocchi dell'attività docente, non si risolve autoreferenzialmente all'interno della categoria, ma “parla” all'esterno, toccando l'esperienza quotidiana di allievi, famiglie ed imprenditori del settore turistico. Certo, è paradossale che, sotto il profilo mediatico, la questione pesi di più rispetto alle problematiche della didattica e delle strutture scolastiche, ma è così: occorre cogliere la palla al balzo per far riflettere il Paese e la politica sulla nostra condizione.
Per questo è necessaria la più ampia condivisione, evitando il più possibile atteggiamenti individualistici, eccezioni, compromessi, magari con la scusa di non deludere i ragazzi. Del resto rimane aperta la possibilità delle visite di un giorno solo, normate (per ora) da un diverso trattamento che non è stato messo in discussione.
In caso contrario, muovendoci come sempre in ordine sparso, ci condanniamo da soli all'insignificanza perenne. E allora, chi è causa del suo mal...
Cosa c'è in gioco?
Quattrini pochi - come già sa la maggior parte di coloro che leggono - dignità professionale molta. Infatti in precedenza gli accompagnatori all'estero ricevevano una diaria giornaliera a parziale riconoscimento di spese e obblighi di sorveglianza accresciuti. Stiamo parlando di cifre variabili a seconda del paese (seguendo antidiluviane tabelle del costo della vita presunto), decurtate pesantemente in presenza del trattamento di mezza pensione, che portavano a riconoscere 20-30 euro giornalieri, utili al più per rimborsare un pasto decente in pizzeria...
Di questo si tratta, non certo delle faraoniche prebende della casta, di politici e funzionari ministeriali in trasferta all'estero in hotel a cinque stelle, magari con l'auto di servizio! Chi intendeva veramente colpire il ministro con i suoi tagli? Diamogli la possibilità di riflettere, e di cambiare un provvedimento vessatorio nei confronti dei docenti!
Non è da oggi che si umiliano gli insegnanti...
Infatti anche le visite d'istruzione in Italia sono normate in maniera ridicola e incoerente. Per le uscite di un giorno (eccedenti l'orario di servizio) si riconosce il diritto ad un rimborso del pranzo, entro il limite di una ventina di euro. Per le visite di più giorni, tutto cambia: fino alla metà degli anni Novanta, era prevista in alternativa un'indennità oraria risibile, ma che risultava alla fine vicina alla cifra del rimborso di un pranzo. Il meccanismo venne sovvertito dalla genialità dell'allora ragioniere generale dello Stato, Monorchio, che interpretò letteralmente il dispositivo (riconoscimento di due pasti al giorno) sentenziando che... colazione e cena compresi nell'usuale trattamento alberghiero di mezza pensione sono appunto due pasti, e che null'altro è dovuto ai famelici insegnanti. Capita la beffa?
L'indignazione avrebbe dovuto rompere gli argini, non certo per l'entità della somma, ma per il meccanismo che umilia e denigra la dignità professionale del docente. Invece in molti hanno ingoiato il rospo senza fiatare, ed ora ecco le conseguenze, con l'“atto secondo” della cancellazione delle diarie all'estero.
Di questo si tratta, non certo delle faraoniche prebende della casta, di politici e funzionari ministeriali in trasferta all'estero in hotel a cinque stelle, magari con l'auto di servizio! Chi intendeva veramente colpire il ministro con i suoi tagli? Diamogli la possibilità di riflettere, e di cambiare un provvedimento vessatorio nei confronti dei docenti!
Non è da oggi che si umiliano gli insegnanti...
Infatti anche le visite d'istruzione in Italia sono normate in maniera ridicola e incoerente. Per le uscite di un giorno (eccedenti l'orario di servizio) si riconosce il diritto ad un rimborso del pranzo, entro il limite di una ventina di euro. Per le visite di più giorni, tutto cambia: fino alla metà degli anni Novanta, era prevista in alternativa un'indennità oraria risibile, ma che risultava alla fine vicina alla cifra del rimborso di un pranzo. Il meccanismo venne sovvertito dalla genialità dell'allora ragioniere generale dello Stato, Monorchio, che interpretò letteralmente il dispositivo (riconoscimento di due pasti al giorno) sentenziando che... colazione e cena compresi nell'usuale trattamento alberghiero di mezza pensione sono appunto due pasti, e che null'altro è dovuto ai famelici insegnanti. Capita la beffa?
L'indignazione avrebbe dovuto rompere gli argini, non certo per l'entità della somma, ma per il meccanismo che umilia e denigra la dignità professionale del docente. Invece in molti hanno ingoiato il rospo senza fiatare, ed ora ecco le conseguenze, con l'“atto secondo” della cancellazione delle diarie all'estero.
Il messaggio è chiaro...
Chi vuole accompagnare le classi in visite d'istruzione lo fa: 1) a suo rischio e pericolo, considerando anche il diffondersi di atteggiamenti sempre meno responsabili da parte di taluni allievi; 2) a titolo sostanzialmente gratuito, nonostante il numero di ore di servizio sia raddoppiato, o triplicato, se si considera l'obbligo della vigilanza notturna; 3) a sue spese, per quanto riguarda la sopravvivenza alimentare e ogni altro onere (trasporti locali e musei, ove non siano previste gratuità).
È una situazione ideale per i capi: il lavoratore opera senza riconoscimento economico, il che si intona perfettamente a questi tempi di “flessibilità” e precarizzazione, di arroganza padronale e di accettazione dei compromessi al ribasso per mancanza di alternative. La vogliamo accettare e subire anche noi?
LA SOLUZIONE È A PORTATA DI MANO:
NIENTE GITE DI PIÙ GIORNI PER L'ANNO SCOLASTICO 2010-2011.
IN MANIERA SERENA, MA INFLESSIBILE, NEGHIAMO LA NOSTRA DISPONIBILITÀ ALL'ACCOMPAGNAMENTO A QUESTE CONDIZIONI UMILIANTI.
FACCIAMO IN MODO CHE NON SIA UNA SCELTA INDIVIDUALE,
MA COLLETTIVA E CONDIVISA. MOSTRIAMO CHE LA CATEGORIA
È CAPACE DI TUTELARE LA PROPRIA DIGNITÀ PROFESSIONALE!
Come fare?
Individualmente
- dichiarare in tutte le sedi preposte la propria indisponibilità all'accompagnamento, motivandola come sopra descritto
- spiegare ad allievi e famiglie il significato civile della protesta
- promuovere l'informazione e sensibilizzare i colleghi (per es. con il volantino) e rinviare a questo sito; diffondere i link ai propri contatti via e-mail e tramite i social network
Collegialmente
- assumere ove possibile una posizione unitaria / maggioritaria in proposito nei collegi docenti (e/o in assemblee sindacali), deliberando la non effettuazione delle visite di più giorni né all'estero, né in Italia
- in alternativa, determinare analoga posizione da parte dei singoli consigli di classe
- rendere nota la posizione assunta agli organi di stampa locali (conferenza stampa, intervista...)
Il tutto senza acrimonia, con la massima serenità. Sappiamo di fare il mestiere più bello del mondo, certamente uno dei più utili, e che non lo facciamo per un tornaconto economico. Proprio per questo, è ora di opporsi a quegli ignoranti che pretendono di trattare la scuola come un capitolo di spese inutili, aiutandoli a prendere coscienza che il futuro del paese si gioca in grande misura nella riqualificazione dell'istruzione pubblica.
Questo è solo un piccolo segnale, d'accordo. Ma è infinitamente meglio che nessun segnale.
- dichiarare in tutte le sedi preposte la propria indisponibilità all'accompagnamento, motivandola come sopra descritto
- spiegare ad allievi e famiglie il significato civile della protesta
- promuovere l'informazione e sensibilizzare i colleghi (per es. con il volantino) e rinviare a questo sito; diffondere i link ai propri contatti via e-mail e tramite i social network
Collegialmente
- assumere ove possibile una posizione unitaria / maggioritaria in proposito nei collegi docenti (e/o in assemblee sindacali), deliberando la non effettuazione delle visite di più giorni né all'estero, né in Italia
- in alternativa, determinare analoga posizione da parte dei singoli consigli di classe
- rendere nota la posizione assunta agli organi di stampa locali (conferenza stampa, intervista...)
Il tutto senza acrimonia, con la massima serenità. Sappiamo di fare il mestiere più bello del mondo, certamente uno dei più utili, e che non lo facciamo per un tornaconto economico. Proprio per questo, è ora di opporsi a quegli ignoranti che pretendono di trattare la scuola come un capitolo di spese inutili, aiutandoli a prendere coscienza che il futuro del paese si gioca in grande misura nella riqualificazione dell'istruzione pubblica.
Questo è solo un piccolo segnale, d'accordo. Ma è infinitamente meglio che nessun segnale.
Iscriviti a:
Commenti (Atom)