Protestare? Come?

Il boicottaggio, cessando l'attività di accompagnamento in Italia e all'estero, è l'unico strumento efficace per far sentire democraticamente la nostra voce di protesta. Infatti, non lede i diritti di nessuno (le visite d'istruzione sono un'integrazione dell'attività didattica, non un obbligo né un “diritto acquisito”) e non comporta sacrifici esorbitanti, ma incide fortemente su di un settore dell'economia “produttiva” (il turismo scolastico), che avrà così qualche incentivo a far sentire anche la propria voce nei confronti di un governo ottuso, che ha mostrato un unico interesse concreto: quello di sforbiciare le risorse per l'istruzione pubblica.

È un'occasione storica, perché a differenza di tanti scioperi o pseudo-blocchi dell'attività docente, non si risolve autoreferenzialmente all'interno della categoria, ma “parla” all'esterno, toccando l'esperienza quotidiana di allievi, famiglie ed imprenditori del settore turistico. Certo, è paradossale che, sotto il profilo mediatico, la questione pesi di più rispetto alle problematiche della didattica e delle strutture scolastiche, ma è così: occorre cogliere la palla al balzo per far riflettere il Paese e la politica sulla nostra condizione.
Per questo è necessaria la più ampia condivisione, evitando il più possibile atteggiamenti individualistici, eccezioni, compromessi, magari con la scusa di non deludere i ragazzi. Del resto rimane aperta la possibilità delle visite di un giorno solo, normate (per ora) da un diverso trattamento che non è stato messo in discussione.
In caso contrario, muovendoci come sempre in ordine sparso, ci condanniamo da soli all'insignificanza perenne. E allora, chi è causa del suo mal...